24 luglio 2017
Programmi

Mateo Flecha el vejo
(1481-1553)

Poesia e musica alla Corte dei Re Cattolici

  • ANONIMO, Villancico, Riu riu chiu” (Cancionero de Uppsala)
  • MATEO FLECHA el vejo (1481-1553), Ensalada “La Justa”
  • ANTONIO DE CABEZON (1510-1566), Diferencias sobre “Guardame las vacas”
  • ANONIMO, Villancico, “Rey aquien Reyes adoran” (Cancionero de Uppsala)
  • MATEO FLECHA el vejo, Ensalada “El Jubilate”
  • ANTONIO DE CABEZON, Diferencias sobre la Pavana italiana
  • MATEO FLECHA el vejo(1481-1553), Ensalada “El fuego”
  • ANTONIO DE CABEZON, Diferencias sobre la Gallarda milanesa
  • MATEO FLECHA, Ensalada “La Bomba”

Il periodo che va dall’incoronazione di Ferdinando il Cattolico (1479) alla morte di Filippo II (1598) rappresenta per la storia della musica spagnola il momento di massimo splendore. Sotto la reggenza dei “Reyes Católicos” non solo si compie l’unificazione dell’Aragona, della Castiglia e di Navarra, ma inizia per la Spagna un’epoca giustamente definita “el siglo de oro”, durante la quale tutte le arti, ma in particolar modo la musica, grazie al mecenatismo di illuminate maestà, avranno grande fioritura e sviluppo.

Il Cancionero de Palacio, da cui sono tratte le prime composizioni del programma, della Biblioteca Nazionale di Madrid, costituisce una delle fonti più preziose per la musica spagnola tra ‘400 e ‘500 e raccoglie il meglio della produzione vocale e strumentale dei maestri spagnoli del periodo di Ferdinando d’Aragone e Isabella di Castiglia. Fra le varie forme musicali di quest’epoca grande fortuna ebbe il villancico, composizione di origine popolare, divenuta poi forma colta che di quell’origine conservò i temi amorosi ed ironici. Rispetto alle composizioni polifoniche dei fiamminghi, da cui i primi villancicos derivarono, il genere divenne strutturalmente più semplice, con una marcata dimensione melodica e l’affermazione di un vero e proprio motivo caratteristico nella voce più acuta, secondo il gusto del canto tipicamente mediterraneo e particolarmente andaluso-catalano.

Matteo Flecha “il  vecchio” rappresenta un caso particolare nel panorama musicale spagnolo del tempo. Fanciullo cantore nella cattedrale di Barcellona, fu poi cantore nella cattedrale di Lerida, di cui, nel 1523, divenne maestro di cappella. Dal 1544 al 1548 fu maestro di cappella delle Infante di Castiglia, per le cui celebrazioni private, di Natale e di Pasqua probabilmente compose le sue famose ensaladas. Come il nome stesso indica si tratta di composizioni polifoniche il cui testo, sempre a soggetto religioso, è un curioso miscuglio di versi nelle più disparate lingue (latino, portoghese, catalano) con frequenti suoni onomatopeici e parole deformate piegate al servizio di una ingenua e divertita narrazione di gusto teatrale. Tema d’elezione è la lotta, descritta in modo realistico e spiritoso, tra il Bene (personificato di volta in volta da Adamo, la Vergine e Gesù) e il Male (Lucifero).

J. Cererols (1618-1680) - Missa pro defunctis 7 v. (Excerpt) Ahi que dolor (excpert)